Torna a grande richiesta l’Orfeo della compagnia Daphne al Teatro Silvestrianum – QUATTRO

By 9 maggio 2017PRESS

Torna a grande richiesta l’Orfeo della compagnia Daphne al Teatro Silvestrianum

 

La giovane compagnia teatrale Daphne riproporrà al teatro Silvestrianum il suo Orfeo, spettacolo già in cartellone a novembre che verrà replicato a grande richiesta il prossimo 17 e 18 giugno. Per l’occasione QUATTRO ha intervistato i drammaturghi e registi Silvia Russo e Davide Novello, fondatori della compagnia insieme ad altri studenti di Beni Culturali conosciutisi nelle aule della Statale in via Noto a Milano.

La compagnia Daphne nasce dall’ambizione di sette studenti universitari appassionati di teatro che una sera decidono di affrontare la scommessa di mettersi seriamente alla prova: «Il nostro primo incontro risale al 2015. Nel 2016 abbiamo portato in scena i nostri primi spettacoli, Il cuore rivelatore tratto da un racconto di Edgar Allan Poe e Favola al telefono, rilettura di alcune favole di Gianni Rodari, in piccoli spazi prevalentemente a Cinisello Balsamo, dove si trova anche la nostra sede legale».

Il nome della compagnia viene dalla mitologia classica, amata soprattutto da Davide e Silvia: «Quando fu proposto “Daphne” il nome piacque subito a tutti, col riferimento al mito, al teatro, all’alloro e al fatto che tutti fossimo universitari e dovessimo laurearci a breve. Quando abbiamo disegnato il logo con la mano che si trasforma abbiamo subito pensato: “Eccoci, siamo noi!”».

Con un nome del genere era quasi inevitabile che i nostri non mettessero in scena uno spettacolo dal titolo Orfeo: «Ci siamo rifatti per la storia a Virgilio, Ovidio, Camus e qualche poesia di altri autori come Pavese, però l’idea che sta alla base è completamente nostra. Non ci interessava riprendere un’immagine polverosa del mito di Orfeo, sarebbe stato banale. Abbiamo piuttosto calato la storia in una contemporaneità senza luogo e senza tempo, secondo una visione più materialista e un evidente legame col mondo musicale: Orfeo è un musicista preso tra concerti e contratti discografici che non suona la cetra ma l’ukulele, Euristeo non è il contadino che insegue Euridice ma un amico di Orfeo che poi diventa il suo manager, Euridice è una ragazza condannata fin dall’inizio…».

La musica ha dunque un ruolo importante nella storia, in particolare durante due momenti toccanti in cui Orfeo, alias Giacomo Pratelli, canta due canzoni scritte appositamente per lo spettacolo: «Si tratta di due ballad molto intense: la prima, che racconta di come una persona famosa possa sentirsi sola anche in mezzo alla folla, apre lo spettacolo in una sorta di party sfrenato per celebrare la popolarità di Orfeo; la seconda invece è relativa al passo del mito in cui Orfeo canta in modo straziante agli dei degli inferi, Ade e Persefone, per riavere la sua sposa». E nella seconda parte infine, in contrasto con la prima, si assiste a un ritorno alle atmosfere classiche anche se il finale, garantiscono Silvia e Davide, non è tanto classico o quanto meno scontato: «Orfeo si volta a guardare Euridice per una motivazione tremendamente moderna, un gesto forse disprezzabile ma comprensibile…».

Di cosa si tratterà? Venite a scoprire la modernità di questo classico rivisitato dalla penna e l’energia di questa promettente compagnia.

© Luca Cecchelli

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